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INTRODUZIONE AL TANTRA YOGA

COS’È IL VINYASA E PERCHÉ CI INTERESSA

LA MODERNA SEPARAZIONE FRA YOGA E TANTRA

TANTRA E CREATIVITÀ ARTISTICA

LIBERTÀ E DESIDERIO

TANTRA CLASSICO E CONTERMPORANEO

IL TANTRA IN INDIA

COS’È IL VINYASA E PERCHÉ CI INTERESSA 



Il termine ‘Vinyasa’ è stato impiegato da alcuni maestri di Yoga indiani e occidentali, a partire dal XX secolo, per indicare uno stile di Hatha Yoga dinamico. Il ritmo uniforme e sostenuto del respiro accompagna l’intera pratica, in cui le posizioni sono collegate da transizioni fluide.

Fra i  numerosi benefici, il Vinyasa possiede anche quello di essere un eccellente esercizio fisico, e ciò ne ha decretato il successo in numerosi centri wellness in tutto il mondo a partire dagli anni ‘90.
Non bisogna pensare però che, per questo motivo, il Vinyasa sia una pratica superficiale o estetizzante di per sé.

‘Vinyasa’ è un termine tantrico in senso proprio, ossia è presente in quegli antichi manoscritti indiani detti Tantra, da cui tutto lo Yoga moderno deriva.
In quel contesto, la parola ha un significato più ampio: Vinyasa Krama è la sequenza corretta di azioni rituali che favoriscono l’evoluzione spirituale--un concetto piuttosto lontano dalla mentalità occidentale moderna. Ciò non toglie che l’idea di associare movimento-postura-respiro sia presente fin dalle origini e reputata di primaria importanza per il successo della pratica Yoga.

Chiunque pratichi correttamente il Vinyasa, d’altra parte, non può avere dubbi a riguardo.
La mobilizzazione della colonna vertebrale, le azioni muscolari interne (bandha), il ritmo ipnotico del respiro, rendono il Vinyasa è un potente strumento per stimolare la leggendaria Kundalini.

LA KUNDALINI SHAKTI
Descritta come energia mistica dalla notte dei tempi, la Kundalini Shakti o ‘energia del serpente’, in un certo senso non è che un piacevole formicolio lungo l’asse centrale del corpo. Quando è molto attiva però, si manifesta come una presenza intelligente, una sorta di seconda mente.
La percezione cosciente di questo lato nascosto di noi stessi, ci permette di entrare in un rapporto totalmente diverso con la realtà che ci circonda. Ci fa sentire parte di un Essere universale, che attraversa ogni creatura vivente, esattamente allo stesso modo, da una medusa a un cavallo a un albero...
Asceti, sciamani, veggenti e mistici di ogni parte del mondo e ogni epoca storica, hanno parlato di questa presenza usando parole molto simili, e nei trattati antichi di Hatha Yoga è protagonista assoluta.
Ciò potrebbe indurre a credere che il risveglio di Kundalini sia lo scopo dello Yoga, mentre in realtà e anche più di questo: è il punto di partenza.
In sintesi: non c’è né Tantra né Yoga senza Kundalini, ma solo elaborate pippe mentali.

VARIANTI DELLA PRATICA
Il Vinyasa è anche famoso per le spettacolari prestazioni dei suoi praticanti avanzati - specie in alcune scuole come L’Ashtanga Vinyasa di Mysore - che includono contorsioni estreme, salti e rovesciate.
Questo rappresenta un’attrattiva per chi possiede particolari doti atletiche, magari per precedente esperienza in altre discipline come danza, ginnastica artistica, arti marziali...
Rischia però di diventare un deterrente per chi non è altrettanto dotato di agilità, flessibilità e prestanza fisica.
Per questo motivo, l’approccio di Lubhe è di introdurre il Vinyasa gradualmente in base ai cinque livelli di classificazione dei retreats.
Ciò non significa che ogni partecipante a un retreat di livello elevato debba avere una pratica di Vinyasa avanzatissima. L’avanzamento nella pratica del Vinyasa rimane legato alla libera scelta del singolo in termini di impegno e dedizione nonché alle sue caratteristiche di partenza. Quello che cambia è il rapporto di conoscenza che si viene a instaurare nel tempo fra allievo e insegnante, che permette di modulare la pratica del Vinyasa in modo personalizzato, secondo l’esempio del più noto e riconosciuto maestro Sri T. Krishnamacharya.




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